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Michela Cirillo

Dopo il report di Cgil, parlano due dipendenti: «Straordinari obbligati e paghe basse. Una battaglia lunga 20 anni, ma è tutto inutile».

Ci sono rabbia e rassegnazione nelle parole delle cassiere di due supermercati che per anni si sono viste negare un contratto a tempo pieno e allo stesso tempo caricare sulle spalle continue richieste di straordinari da parte dei propri datori di lavoro. Lo ha denunciato la Filcams Cgil nei giorni scorsi: da strumento di flessibilità a favore dei lavoratori, le catene della grande distribuzione hanno trasformato i part-time in un boomerang che alimenta precariato e stipendi bassi. E chi ci rimette di più sono le donne. Per fare un esempio, stando al report del sindacato, all’Iper di Seriate su 368 dipendenti con contratti a tempo indeterminato, solo 187 hanno il tempo pieno. E fra i 160 part-time a 24 ore, 150 sono donne.

«All’inizio il part-time andava bene, lavoravo il lunedì, il giovedì e il sabato e riuscivo a conciliare gli impegni familiari e la mia vita privata», racconta Anna, che preferisce non dare il suo vero nome né indicare in quale supermercato lavora ormai da 26 anni. Le cose hanno iniziato a deteriorarsi quando, a 10 anni dall’assunzione, è passata a un contratto part-time nei weekend, con 24 ore alla settimana previste. «Non ho mai lavorato il monte giusto di ore, ne ho sempre fatte il doppio, 40 o 45 alla settimana, e quando ho chiesto di diventare full-time, me l’hanno sempre negato, dicendomi che non era il momento, o che il lavoro era calato. Nonostante ciò, continuavano a chiamarmi e io non ce la facevo più. Ora, sono allo stremo». Dopo quasi 20 anni di richieste, Anna è riuscita a ottenere un contratto a tempo pieno: «Ma — precisa — ho dovuto accettare di essere spostata alla gastronomia, mentre avevo sempre lavorato alla cassa. In più mi hanno cambiato il contratto: da quattro anni ho un contratto di un anno, che da fine settembre non potrà più essere rinnovato. In più, sono otto anni che chiedo di essere trasferita per stare più vicina al mio compagno, che è paziente oncologico. Mi è stato promesso che lo faranno e che mi rimetteranno alla cassa, ma chissà cosa succederà».