La missione del direttore della Cia, John Ratcliffe, a Mosca aveva un obiettivo tanto ambizioso quanto delicato: riuscire a riunire attorno allo stesso tavolo le tre teste d’ariete al centro del conflitto – Volodymyr Zelensky, Donald Trump e Vladimir Putin. I tre presidenti di guerra. Per un trilaterale pensato per aprire uno spiraglio diplomatico e imprimere una possibile svolta alla guerra, che sembra stia per entrare nel suo quinto anno di fuoco incessante senza possibilità di tregua all’orizzonte.
«Questa è stata la prima volta che Ratcliffe si è personalmente impegnato nell’azione diplomatica per mediare una svolta tra Russia e Ucraina», scrive Axios, riferendo del viaggio compiuto dal direttore dell’intelligence americana nel tentativo di porre fine allo stallo. «Un simile incontro è possibile solo per formalizzare gli accordi. E gli accordi non sono una semplice transazione, sono un processo di negoziazione molto complesso che comprende un’enorme quantità di dettagli», ha commentato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov.
E infatti Ratcliffe doveva prima capire se i servizi segreti russi – in particolare il capo dell’intelligence estera del Svr, Sergey Naryshkin, e il direttore del Fsb, Alexander Bortnikov, fossero allineati o almeno d’accordo a lavorare per convincere Putin a riprendere i negoziati per mettere fine agli attacchi sul campo. La notizia è arrivata a Kiev due giorni fa. In precedenza Zelensky aveva accettato un trilaterale, anzi lo aveva chiesto e voluto fortemente, mentre Putin aveva detto di no.










