Tra le temperature record e le dichiarazioni del ministro dell'istruzione, quest'estate 2026 ha avuto ben poco di riposante. Il tetto al 30% di alunni stranieri annunciato il 4 agosto 2026; rischio di revoca del permesso di soggiorno per chi non manda i figli a scuola; i mille docenti di L2, italiano per stranieri; la proposta di rendere obbligatorio lo studio dell’italiano per i genitori stranieri espressa davanti alla platea del Meeting di Rimini.
Siamo all’inizio del quarto anno scolastico in regime valditariano e ho trascorso i mesi estivi a cercare di digerire le sue idee di istruzione. Io sono una delle maestre nere che lavorano nella scuola italiana; sono stata una bambina nera e straniera che non parlava una parola di italiano quando sono giunta in Italia a cinque anni. Sono trentatré anni che insegno italiano, storia, la Costituzione, l’arte e la poesia ai miei alunni e alunne. L’italiano spesso diventa la prima lingua anche per quei bambini con genitori stranieri; nessuna prova scientifica dimostra che lo disimparino se a casa parlano la loro lingua madre.
Il lessico sull’immigrazione che ci fa regredire
Queste idee retrograde e prive di una visione pedagogica hanno portato me e le colleghe a confrontarci e a concludere che un ministro rispettoso della Costituzione dovrebbe tener conto che la società è cambiata, si è trasformata grazie a quella pluralità di persone che continua a essere demonizzata, usata come capro espiatorio per paura di perdere consensi.










