Un tuffo nella devozione popolare unisce arte e storia e proietta anche alla scoperta della superstizione nella Barbagia d’altri tempi. Quadri come “La sposa moderna” di Edina Altara, “La sposa di Ollolai” di Carmelo Floris, una figura femminile di Desulo dipinta da Francesca Devoto, l’eleganza scultorea di Francesco Ciusa e la forza espressiva delle feste nelle foto di Franco Pinna si ritrovano accanto a monili simbolo dell’identità culturale della Sardegna. Bottoni in filigrana, fermagli, amuleti, rosari e collane, tutti di collezioni private, dialogano con le opere dei grandi maestri dell’arte e diventano chiavi di lettura per comprendere, partendo dai costumi tradizionali dove sono ornamenti irrinunciabili, valori, credenze e rituali tramandati nel tempo.

Lo spazio di Isola di Man, nel corso Garibaldi a Nuoro, ospita un allestimento inedito che combina la pittura sarda dell’Ottocento e del Novecento, attinta dalla collezione permanente del museo diretto da Chiara Gatti, e l’antica arte orafa. Un dialogo affascinante perché mette insieme linguaggi diversi e schiude un mondo lontano, ovvero quello che porta oltre lo sguardo ammirato di fronte a gioielli, rosari (coronas e testales), amuleti (allèrios), reliquie (pungas) e altri manufatti realizzati in oro, argento, madreperla, corallo, lapislazzuli, turchesi e ossidiana. «L’esposizione nasce dall’idea che il gioiello tradizionale non sia un semplice elemento decorativo, ma un autentico simbolo identitario», sottolineano gli operatori del Man. Opera di Carmelo Floris esposta a Isola di Man