Ad Almerigo Grilz, il primo giornalista italiano caduto sul campo di battaglia dall'inizio del Secondo dopoguerra, è stata intitolata una sala studio presso il Patriarcato della Chiesa Greco-Melchita Cattolica di Antiochia, a Beirut. La cerimonia, dedicata al reporter triestino, si è svolta nel corso della più ampia missione italiana che ha portato in Libano 20 tonnellate di beni di prima necessità raccolti in Italia. Grilz fu ucciso il 19 maggio 1987 in Mozambico, a 34 anni, mentre seguiva il conflitto in Mozambico. A lui è dedicato il Premio Almerigo Grilz, assegnato al giornalismo d'inchiesta e al reportage. Ora il suo nome è legato anche a un'aula destinata allo studio, che sarà allestita con libri, quaderni e altro materiale didattico raccolto durante la campagna di solidarietà. L'iniziativa è stata promossa a livello nazionale da Modavi Protezione Civile e Opes Italia, con l'adesione di Gioventù Nazionale e il sostegno di Azione Studentesca. Attraverso centinaia di banchetti e gazebo organizzati in tutta Italia sono state raccolte circa 20 tonnellate di materiali: alimenti, articoli per l'igiene personale, prodotti destinati ai bambini, oltre a materiale scolastico. Gli aiuti sono arrivati a Beirut e sarà distribuito alla popolazione attraverso organizzazioni e realtà locali. Tra i destinatari figurano la Caritas Libanese, il Patriarcato Latino, la Fondazione H.opes e Shield Association. Il materiale didattico è stato invece destinato al Patriarcato della Chiesa Greco-Melchita Cattolica di Antiochia per l'allestimento della sala intitolata a Grilz. «Sono migliaia gli sfollati del sud del Libano, un territorio che continua a soffrire a causa delle tensioni e delle pressioni esterne. Ma che non smette di rivendicare la propria libertà», spiegano i promotori. La missione, aggiungono, si inserisce nella tradizionale vicinanza italiana al Paese dei cedri, anche attraverso il ruolo svolto dall'Italia nella missione dei caschi blu Onu, Unifil, e l'attività diplomatica che vede Roma impegnata nell'opera di mediazione tra Libano e Israele. A Beirut è arrivata una delegazione composta dagli onorevoli Carlo Fidanza e Massimo Milani, dal presidente di Modavi Protezione Civile Emanuele Buffolano, da Andrea Piepoli e Francesco Todde di Gioventù Nazionale, oltre a una rappresentanza di volontari delle due organizzazioni. Per loro il viaggio ha rappresentato il momento conclusivo di un lavoro cominciato mesi prima, con la raccolta e la preparazione degli aiuti. «Il Libano ha storici rapporti con l'Italia e l'Europa. Tuttavia, il dramma della sua popolazione civile non sempre è considerato con la dovuta attenzione dai media - spiega Piepoli, dirigente nazionale di Gioventù Nazionale -. La nostra presenza a Beirut è servita ad accendere un ulteriore faro su questo piccolo lembo di terra incastonato nel nostro Mediterraneo». La consegna degli aiuti chiude la prima fase del progetto. «È il traguardo più bello e che ha restituito il senso più alto del lavoro di questi mesi – sottolinea Piepoli. L'iniziativa punta ora a proseguire con nuove missioni. Intanto, accanto agli aiuti destinati alle famiglie sfollate, resta una sala che porta il nome di un giornalista morto mentre raccontava una guerra. È il segno più concreto lasciato dalla missione italiana a Beirut». E il progetto, assicurano i promotori, non finisce qui: «Seguiranno altre missioni dopo questa».