L'installazione di Tomás Saraceno "Galaxies Forming along Filaments, Like Droplets along the Strands of a Spider?s Web" alla Biennale di Venezia del 2009 - REUTERS/Alessandro Bianchi

Se pensiamo che l'arte possa - anzi debba - leggere e interpretare il mondo nella sua complessità, non possiamo certamente scollegarla dalla questione ambientale: oggi più che mai, non è possibile ignorarne la relazione con l'ecologia, in questo tempo fragile segnato da una devastante crisi climatica. Dunque, oggi, lo sguardo di consapevolezza sul pianeta e la partecipazione attiva si confermano atto artistico e politico, e rilanciano, moltiplicando le possibilità di indagine, percorrendo molteplici strade e potenziando il proprio messaggio.“È possibile che l'arte sia nata dall'idea che essere vivi significhi relazionarsi con se stessi, con gli altri e con il mondo, che esistere voglia dire far parte di un sistema complesso in cui ciascun organismo condiziona potenzialmente tutti gli altri”, scrive Filipa Ramos nel saggio L'artista ecologista (Johan & Levi Editore). Già in queste prime righe sono contenuti il senso e le intenzioni alla base di un’accurata esplorazione di pratiche concrete, con l'obiettivo di approfondire la relazione reale tra arte contemporanea ed ecologia, immergendosi nel racconto di esperienze “che cercano di correggere e trasformare gli atteggiamenti mentali che hanno contribuito alla distruzione del pianeta, evitando di concepire l'arte come un insieme di competenze o soluzioni, un approccio che rischia di perpetuare l'eredità di ideologie di occupazione, produzione e consumo”. Il saggio di Ramos sceglie di abbracciare la complessità dell'arte celebrandone le espressioni meno lineari. Infine, esplora “le connessioni tra politica, poetica ed estetica, tanto intricate quanto le forme di vita che condividono un ecosistema”.