Di: Telegiornale - Nicola Zala / Tieffe La guerra in Ucraina e una situazione geopolitica sempre più tesa preoccupano, e non poco, il capo dell’esercito svizzero. Durante l’incontro con il mondo politico ed economico ticinese, tenutosi venerdì a Lugano, Benedikt Roos ha illustrato minacce e sfide che la Svizzera potrebbe trovarsi ad affrontare nei prossimi anni.Un quadro che, ammette, rischia di sembrare cupo. “C’è una linea sottile tra il dire come sta la realtà e l’esagerare. La Svizzera e il suo esercito hanno delle potenzialità e dei punti di forza, ma non possiamo chiudere gli occhi davanti alla realtà”.Tra le minacce più concrete Roos cita soprattutto quelle ibride e il cyberspazio. “Ogni giorno subiamo degli attacchi”. A questo si aggiungono una maggiore attività di spionaggio e sorvoli di droni che, spiega, non sempre possono essere identificati con precisione.Lo sguardo ai Paesi BalticiA preoccupare è però anche la possibilità di un’ulteriore escalation militare in Europa. Roos è in contatto con i Paesi baltici e racconta di una forte inquietudine nella regione. “Ci sono voci secondo le quali i primi tentativi di attacco potrebbero verificarsi entro la fine di questo decennio”.Segnali da osservare, secondo il capo dell’esercito, arrivano anche più a nord. “Secondo alcuni media, la Russia sta facendo costruire moltissime nuove rampe per droni lungo i confini finlandesi. Già questo è un segnale”.Per Roos, tuttavia, la capacità di difesa non è soltanto una questione di mezzi finanziari. L’esercito, ha detto a Lugano, ha bisogno anche di “cuore”: “Vale la pena impegnarsi per il nostro Paese. Perché alla fine si tratta dei nostri valori: libertà, democrazia e Stato di diritto”.Ed è proprio sulla percezione di questa urgenza nella società svizzera che rimane qualche dubbio. “È un aspetto che mi preoccupa ancora un po’. In alcuni ambienti il messaggio sta arrivando, in altri meno”. Una distanza che Roos attribuisce anche all’esperienza delle generazioni più recenti: “Molti di noi non hanno una memoria di cosa sia la guerra e di cosa significhino le grandi crisi”.“Ora dobbiamo agire”Accanto alle minacce esterne restano poi i problemi interni all’esercito, emersi negli ultimi anni e ai quali la nuova direzione promette di porre rimedio. Per Roos, però, la fase degli annunci deve lasciare spazio ai risultati.“Il tempo di scrivere programmi e opuscoli è finito. Ora dobbiamo agire”. Il primo passo, sostiene, è la trasparenza: riconoscere ciò che non funziona e intervenire con misure concrete. “Non abbiamo nascosto le cose che non funzionano. Abbiamo adottato diverse contromisure per migliorare la situazione. Anche perché la fiducia è il primo importante passo”.L’aumento dei mezzi destinati all’esercito arriva però in un momento in cui la Confederazione deve finanziare anche altre priorità, dalla previdenza sociale alla politica climatica. Roos respinge l’idea di contrapporle: “La sicurezza è la base per molte cose. Senza sicurezza non c’è un’economia fiorente e nemmeno una convivenza sociale e culturale”.Roos conclude quindi con una priorità ben chiara: “Se questa base è minacciata, ritengo giusto dare la priorità alla sicurezza”.
Il capo dell’esercito: “Il tempo degli opuscoli è finito, ora dobbiamo agire” - RSI
Benedikt Roos, capo dell'esercito svizzero, avverte: cyberattacchi, spionaggio e rischio escalation nei Paesi baltici impongono azioni concrete, non solo parole. “Il tempo degli opuscoli è finito, ora dobbiamo agire”







