Si può discutere se una legge di stabilità da 30 miliardi, come quella che è in gestazione, basandosi su un generoso contributo dell’Europa, possa essere considerata, e fino a che punto, una manovra di spesa. Ma si dovrà convenire sul fatto che le premesse sono diverse da quelle dell’anno scorso, quando Meloni e Giorgetti, tirando la cinghia, giocarono tutto sul tavolo della chiusura della procedura d’infrazione da parte di Bruxelles e sfiorarono l’obiettivo del 3 per cento nel rapporto tra deficit e pil per un decimale, ottenendo il 3,1. La premier non è in grado di accontentare le richieste della Lega, né intende inimicarsi le banche con la tassazione sui cosiddetti “extraprofitti”, ma la definizione del prossimo budget non riguarderà solo il 2026 e il 2027. Piuttosto contribuirà al bilancio dei quattro anni che Meloni intende fare venerdì in occasione della celebrazione del record di durata del governo. Nessuno ovviamente sa cosa dirà la premier a Bari. Cosa pensa lo ha detto nella recente intervista al New York Times. Ed è chiaro lo spirito con cui si accosta alla scadenza: un attacco frontale alla sinistra che continua a ripetere che il governo non ha fatto niente. Niente?, obietta Meloni. Ma provateci voi a governare un Paese uscito dal Covid carico di debiti, alle prese con due guerre, Ucraina e Medio Oriente, e adesso con la terza, in Iran, che sta provocando la più grave crisi energetica degli ultimi decenni. Basta fare un paragone con i Paesi più forti dell’Unione europea, Germania, Francia e Gran Bretagna, che navigano in acque peggiori delle nostre. Non sappiamo se queste saranno proprio le parole della premier a Bari. Sappiamo però che il traguardo del governo più lungo, della stabilità mai raggiunta prima, della legge di bilancio scritta per venire incontro a famiglie e imprese, per quanto possibile, in un quadro come questo, insieme alla legge elettorale che imbocca il corridoio finale al Senato e poi alla Camera, rappresentano per Meloni gli elementi finali della legislatura con cui intende presentarsi di fronte ai cittadini per chiedere un nuovo mandato. Convinta com’è che il centrodestra possa farcela da solo, senza Vannacci, e il centrosinistra invece non ce la farà a risolvere i suoi problemi, che giorno dopo giorno appaiono per quel che sono: insormontabili.
Per Meloni è l’ora dei bilanci
Si può discutere se una legge di stabilità da 30 miliardi, come quella che è in gestazione, basandosi su un generoso contributo dell’Europa, possa essere considerata, e fino a che punto, una manovra di spesa. Ma si dovrà convenire sul fatto che le premesse sono diverse da quelle dell’anno scorso, quando Meloni e Giorgetti, tirando la cinghia, giocarono tutto sul tavolo della chiusura della procedura d’infrazione da parte di Bruxelles e sfiorarono l’obiettivo del 3 per cento nel rapporto tra deficit e pil per un decimale, ottenendo il 3,1. La premier non è in grado di accontentare le richieste della Lega, né intende inimicarsi le banche con la tassazione sui cosiddetti “extraprofitti”, ma la definizione del prossimo budget non riguarderà solo il 2026 e il 2027. Piuttosto contribuirà al bilancio dei quattro anni che Meloni intende fare venerdì in occasione della celebrazione del record di durata del governo. Nessuno ovviamente sa cosa dirà la premier a Bari. Cosa pensa lo ha detto nella recente intervista al New York Times. Ed è chiaro lo spirito con cui si accosta alla scadenza: un attacco frontale alla sinistra che continua a ripetere che il governo non ha fatto niente. Niente?, obietta Meloni. Ma provateci voi a governare un Paese uscito dal Covid carico di debiti, alle prese con due guerre, Ucraina e Medio Oriente, e adesso con la terza, in Iran, che sta provocando la più grave crisi energetica degli ultimi decenni. Basta fare un paragone con i Paesi più forti dell’Unione europea, Germania, Francia e Gran Bretagna, che navigano in acque peggiori delle nostre. Non sappiamo se queste saranno proprio le parole della premier a Bari. Sappiamo però che il traguardo del governo più lungo, della stabilità mai raggiunta prima, della legge di bilancio scritta per venire incontro a famiglie e imprese, per quanto possibile, in un quadro come questo, insieme alla legge elettorale che imbocca il corridoio finale al Senato e poi alla Camera, rappresentano per Meloni gli elementi finali della legislatura con cui intende presentarsi di fronte ai cittadini per chiedere un nuovo mandato. Convinta com’è che il centrodestra possa farcela da solo, senza Vannacci, e il centrosinistra invece non ce la farà a risolvere i suoi problemi, che giorno dopo giorno appaiono per quel che sono: insormontabili.






