di
Ruggiero Corcella
Un’app sviluppata ad Harvard combina fotocamera, GPS, sensori e segnali audio personalizzati. I risultati sono promettenti: nei primi test con 14 persone ha ridotto del 13% i tempi di percorrenza e del 41% i contatti con gli ostacoli. Ma servono studi più ampi e in condizioni di vita reale
Un navigatore può dire «fra cento metri gira a destra». Ma per chi non vede rimangono altre domande, molto più immediate: dov’è esattamente il marciapiede? Sto camminando nella direzione giusta? C’è un ostacolo davanti a me? Da quale parte devo superarlo? Per cercare di dare una risposta a queste domande, si stanno sviluppando e mettendo alla prova diverse soluzioni tecnologiche. Una di queste è Mobilio, un’applicazione sviluppata alla Harvard John A. Paulson School of Engineering and Applied Sciences da Raymond Liu e Patrick Slade. Il loro studio è stato pubblicato su Nature Biomedical Engineering. L’obiettivo è di utilizzare soltanto le capacità di uno smartphone per mettere insieme ciò che i normali navigatori tengono separato - indicare la strada, aiutare la persona a mantenere il percorso e riconoscere gli ostacoli - fornendo assistenza continua mentre si cammina. Il progetto, dunque, avrebbe l'ambizione di superare il più marcato limite di molte tecnologie per la navigazione delle persone cieche e ipovedenti: affrontare singole componenti del problema senza riuscire a coprire tutte le esigenze della navigazione reale, come ha evidenziato una revisione sistematica pubblicata su Sensors.









