Iran, Al Jazeera, «ecco come sei mesi di guerra hanno cambiato il Paese»L'Iran non è più lo stesso di sei mesi fa, né nel suo processo decisionale politico, né nella sua struttura militare ed economica, né tantomeno nel suo tessuto sociale, perché la guerra ha lasciato il segno in ogni aspetto dello Stato e ha di fatto ridisegnato le mappe del processo decisionale politico, della resilienza e della sopravvivenza. Lo sostiene l'emittente Al Jazeera, secondo cui la guerra ha lasciato segni profondi su ogni articolazione dello Stato, ridisegnando di fatto le mappe del potere.Dopo tre round di scontri in circa un anno: dalla guerra dei 12 giorni a quella del Ramadan, fino a quella che a Teheran viene chiamata «la guerra dello Stretto Hormuz», concentrata sul sud del Paese, l'Iran è uscito dalla sua prova militare più dura da decenni. Si ritrova ora - sostiene l'emittente qatarina - in una condizione di «né guerra né pace», in cui gli scontri aperti si sono trasformati in un blocco navale e in sanzioni ancora più severe.Mentre Teheran continua a brandire le sue carte nello Stretto di Hormuz, osservatori nella capitale iraniana notano che i vecchi assunti su cui si fondava il sistema cominciano a incrinarsi sotto la pressione esterna volta a tagliare le arterie dell'economia iraniana. Da qui la domanda su cosa sia davvero cambiato nello Stato negli ultimi sei mesi, si interroga l'emittente del Qatar, Paese che mantiene canali di comunicazione con il regime iraniano e molto coinvolto nella mediazione. Lo stesso accademico individua segnali di una volontà del sistema di non proseguire sulle vecchie politiche interne, a partire dalla questione dell'hijab, e di muoversi verso una maggiore coesione nazionale, concetto enfatizzato nell'ultimo messaggio della attuale Guida Suprema in occasione della «settimana della governance». Dopo le recenti proteste e di fronte alla minaccia esterna, non si lascia più spazio alle frange più intransigenti, proprio per evitare che l'Iran finisca stretto tra due fuochi: le tensioni sociali interne e il pericolo militare esterno.In una valutazione particolarmente dura, Jalilvand conclude: «Abbiamo scoperto che le carte che consideravamo forti non lo erano. Credevamo che chiudere lo Stretto di Hormuz avrebbe fatto salire i prezzi della benzina in America, ma abbiamo visto che la chiusura produce conseguenze negative soprattutto per l'Iran stesso. Abbiamo anche scoperto che negoziare con gli Stati Uniti non è più un tabù invalicabile e che l'insistenza su alcuni dogmi di politica estera non è più utile. Sul piano militare siamo arrivati alla convinzione che le nostre capacità aeree e navali non sono in grado di confrontarsi con il nemico nel modo in cui avevamo previsto». In seguito all'assassinio della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei e di numerose altre figure militari e politiche, il panorama politico del Paese appare più complesso che mai, ostacolando, seppur non bloccando, il processo decisionale. L'assenza della nuova Guida Suprema, l'Ayatollah Mojtaba Khamenei, dalla scena pubblica per «motivi di sicurezza», ha rivelato una nuova realtà senza precedenti nel Paese. Secondo Mohsen Jalilvand, docente dell'Università di Teheran, «in soli sei mesi la scena politica iraniana ha subito cambiamenti e trasformazioni di grande portata. Era prevedibile in un Paese le cui massime autorità sono state colpite nei primissimi minuti di guerra, con un conseguente ribaltamento radicale delle politiche dello Stato».Prima della guerra del Ramadan, ricorda lo studioso interpellato da Al Jazeera, «la linea di Teheran era ancora quella di evitare il conflitto. Oggi quel principio non regge più». Il cambiamento più significativo - secondo Jalilvand - riguarda il meccanismo decisionale: «Prima della guerra le decisioni erano più centralizzate e la Guida precedente si rivolgeva direttamente al popolo su questioni interne ed estere. Gli iraniani non hanno invece ricevuto alcun messaggio, né audio né video, dal nuovo capo spirituale. La sua assenza dalla scena pubblica è uno dei mutamenti più rilevanti del panorama iraniano».
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