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Prince aveva un rapporto piuttosto complicato con il tempo. Lo ignorava, lo accelerava, lo deformava a ritmo di funk, rock, soul e sintetizzatori. Adesso, a 10 anni dalla morte, è il tempo che ha iniziato a inseguirlo. Oggi arriva «Timeless», il suo nuovo album postumo costruito pescando 10 canzoni inedite dall’archivio dell’artista, registrate tra il 1977 e il 2016, e pescate nel caveau di Paisley Park.
In questo caso la parola «album» va maneggiata con cura. Non si tratta del nuovo Purple rain piovuto dal cielo, né un disco rimasto misteriosamente sotto una pila di cassette e pronto a riscrivere la storia del pop. «Timeless» è piuttosto una macchina del tempo: mette in fila quasi quattro decenni di Prince, dal giovane prodigio di Minneapolis alle ultime apparizioni dal vivo. Un ritratto frammentario ma, proprio per questo, ancora più sorprendentemente vivo.
Tra le anticipazioni c’è «With this tear», registrata nel 1991 e pubblicata lo scorso aprile, mentre «Stone», proveniente dalle session del 1995, è già disponibile. Il resto del viaggio promette rarità, versioni alternative e registrazioni che raccontano il metodo Prince meglio di qualunque biografia: provare tutto, suonare tutto, non buttare via quasi niente. Il risultato è una passeggiata dentro una mente che sembrava avere sempre un’altra idea pronta dietro l’angolo.











