PAVIA Stessa barca, nuova missione. Martina Comparelli, milanese di 33 anni ed ex alumna del collegio Nuovo di Pavia, era tra i circa trenta attivisti della Global Sumud Flotilla che, settimana scorsa, hanno fatto rotta verso l’Albania per dare sostegno alla protesta contro i progetti turistici sulla costa meridionale del Paese. La mobilitazione locale, nota come Flamingo revolution (“Rivoluzione dei fenicotteri”), si oppone al piano di cessione dell’isola protetta di Sazan a un fondo di investimento legato all’imprenditore Jared Kushner, genero di Donald Trump. Comparelli, reduce dalla missione umanitaria verso Gaza di maggio, ha partecipato all’iniziativa a bordo della stessa imbarcazione che aveva provato a raggiungere le coste palestinesi ed era stata intercettata dalla marina militare israeliana. In quell’occasione l’attivista, insieme ad altri ventotto italiani, era poi stata arrestata e torturata dalle autorità dello Stato ebraico. Comparelli, che emozione ha provato a risalire su quella barca? «È stato come tornare a casa. Dopo l’intercettazione abbiamo provato a recuperare le barche sparse nel Mediterraneo. Alcune si erano incagliate sugli scogli di varie coste, mentre una è riuscita a raggiungere Gaza. Tre di quelle barche sono state usate per questa missione in Albania». Oltre alle barche, che cosa unisce la missione in Palestina e quella in Albania? «Il legame di un popolo con la sua terra e il tentativo di esproprio da parte degli stessi attori. Jared Kushner, che intende costruire un resort a Sazan, è lo stesso che si occupa delle relazioni degli Stati Uniti con Israele. Ed è l’architetto del cessate il fuoco – cosa che non si sta realizzando – e del progetto Gaza Riviera, presentato a Davos qualche mese fa. Il parallelismo tra le due missioni è per me automatico: in entrambi i casi c’è un’entità coloniale che, facendo estrattivismo o costruendo degli insediamenti, recide il legame tra un popolo e la sua terra. Certo, con la differenza che a Gaza è in atto un genocidio». Personalmente, quali motivazioni l’hanno spinta a partecipare? «Io mi sono sempre occupata di ecologia e ho preso parte alle proteste di Fridays for future. In Albania c’è il rischio che un’area ricca di biodiversità e di risorse, di cui vive una popolazione, vada distrutta. C’è poi un altro aspetto». Prego. «L’isola di Sazan è in una posizione strategica perché si trova in un tratto di mare da cui passano petroliere, il Tap (gasdotto, ndr) e presto l’EastMed, che porterà gas naturale da Cipro e Israele verso l’Italia. È chiaro che gli Stati Uniti non si sono scelti un angolo a caso per mettere il loro resort esclusivo». Lei ha frequentato l’università di Pavia. Cosa suggerisce agli studenti? «Di non fermarsi all’apprendimento accademico, ma di calare quello che si impara in aula nelle vicende del mondo. Il mio consiglio è poi quello di trovare una comunità di persone che la pensino come voi e con cui sia possibile educarsi a vicenda».
Anche Martina, la ex collegiale pavese, con la Flotilla a Sazan
L’attivista ha fatto rotta verso l’Albania a sostegno della Rivoluzione dei fenicotteri: «Un mega progetto Usa mette a rischio l’ambiente»






