C’è una cosa che Sigfrido Ranucci sembra sopportare ancora meno dell’idea di non condurre più Report: l’idea che Report possa continuare a esistere senza Sigfrido Ranucci. Che, detta così, è già abbastanza interessante. La Rai ha deciso che dalla prossima stagione la trasmissione sarà condotta da Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi. Presutti lavora da anni a Report, fa giornalismo investigativo ed è arrivata prima nella selezione Rai per giornalisti professionisti. Piervincenzi è stato inviato e conduttore, si è occupato di criminalità e periferie e nel 2017, mentre realizzava un’inchiesta a Ostia, si prese una testata in faccia da Roberto Spada. Non esattamente due passanti recuperati alla fermata dell’autobus perché a Viale Mazzini mancavano candidati.

Ranucci, però, ha parlato di uno “schiaffo alla meritocrazia” e di professionalità mortificate, ed è qui che questa storia smette di essere soltanto una storia sulla Rai, sul governo e sulla fine della libertà di stampa e diventa qualcosa di molto più banale: una storia sull’ego. Ranucci ha tutto il diritto di considerare ingiusta la propria rimozione e ritenersi il miglior conduttore possibile per Report, quello che diventa più difficile, è predicare per anni pluralismo e poi, appena il pluralismo produce due nomi diversi dal proprio, scoprire che il merito coincideva con Sigfrido Ranucci. Soprattutto perché Ranucci stesso racconta spesso di essere cresciuto sotto l’ala di Milena Gabanelli, anche lui è stato il giovane a cui qualcuno ha dato una possibilità, e ha poi raccolto un’eredità enorme, dimostrando di esserne all’altezza.