Aggiungi Milano Finanza alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenuti
L'ultima spinta gliel'ha data il caldo estenuante delle ultime estati e prima ancora lo smart working, letteralmente esploso dopo la pandemia. Ma il successo della montagna data già da diversi anni, complici le tante caratteristiche che la rendono meta per tutte le stagioni e quindi non solo invernale: escursionismo, bike tourism, wellness, eventi sportivi, gastronomia, impianti di risalita aperti nei mesi estivi. Da qui l'impennarsi del turismo nelle mete montane e i conseguenti riflessi sul mercato residenziale con prezzi e canoni in netta crescita. Il trend è ormai in atto da anni, e non accenna ad arrestarsi. Secondo i dati elaborati dal Centro Studi Abitare Co., nell'estate 2026 il prezzo medio delle abitazioni nelle principali località montane italiane si attesta a 5.670 euro al metro quadrato, in crescita del 3,4% rispetto all'anno precedente, mentre gli affitti estivi raggiungono mediamente 970 euro a settimana (+4%), ma soprattutto il rendimento lordo medio si colloca al 5,8%, un livello competitivo rispetto a molte altre forme di investimento immobiliare. In molte località gli affitti crescono infatti più rapidamente delle quotazioni, segno che la domanda turistica continua ad aumentare. E del resto per gli investitori, la capacità di una località di generare presenze per dieci o dodici mesi all'anno è ormai diventata un indicatore importante quanto il rendimento o il prezzo d'acquisto. Il mercato delle seconde case di montagna si conferma dunque una delle asset class immobiliari più interessanti per gli investitori italiani grazie al mix tra rivalutazione del capitale, crescita degli affitti e importanti investimenti infrastrutturali che sta ridisegnando gli equilibri del real estate alpino, trasformando molte località da destinazioni stagionali a mercati turistici in grado di attrarre domanda tutto l'anno.






