Pensando a quei titoli che nobilitano e, in qualche modo, identificano l’offerta del servizio Netflix, non può che venire in mente il fenomeno di “Stranger Things”. La serie fantasy horror, creata dai fratelli Duffer, ha fatto breccia nel panorama televisivo mettendo insieme elementi legati all’occulto e al paranormale con ampi riferimenti alla cultura pop degli anni ‘80 e ‘90. Compiendo un’operazione tanto azzeccata per i nostalgici quanto intrigante per i neofiti, le citazioni si sprecano nel corso di cinque appassionanti stagioni, con strizzate d’occhio al cinema di John Carpenter o a cult ancora oggi inconfondibili, tra cui “Ghostbusters” e “I Goonies”.
Una scommessa che ha avuto un tale impatto a livello globale - con numeri di ascolto tra i più alti sulla piattaforma e varie candidature ai premi più ambiti - da rendere perfino difficile, oggi, credere in un riscontro tanto positivo. A parlarne sono stati gli stessi Matt e Ross Duffer in occasione dei Gotham TV Awards dello scorso giugno, sostenendo con convinzione quanto il pubblico abbia bisogno di nuove storie, anche alla luce dei risultati straordinari e inattesi al botteghino come quelli di “Backrooms” e “Obsession”.
Dopo aver ricevuto un premio alla carriera nel corso dell’evento, i Duffer hanno ricordato quanto, solo dieci anni fa, fosse difficilissimo ottenere la libertà creativa di cui hanno goduto con “Stranger Things”, anche considerando che non avevano mai avuto, prima di allora, alcuna esperienza nel settore televisivo o in qualità di showrunner. Un vantaggio - ha affermato Matt - che oggi, con l’influenza sempre più incisiva degli algoritmi e dei dati di ascolto, risulta ancora più necessario e difficile da tutelare. Ciò a conferma di quanto lo stato attuale del settore risenta di una situazione incerta, in bilico tra il coraggio di nuove proposte e la pigrizia di meccanismi produttivi fin troppo rodati.






