ROVERETO. Una novantina di fontane, di cui la metà funzionanti, è il patrimonio zampillante di Rovereto «città dell'acqua». La mappatura dei punti di erogazione pubblica cittadini - si tratta in quasi tutti i casi di opere d'arte o comunque di sculture di un certo pregio - è stata avviata circa tre lustri fa e, nel tempo, ha consentito al Comune di intervenire per iniziare a ristrutturare un parco artistico che rischia di essere devastato dal degrado, dall'incuria e dagli agenti atmosferici.

Il lavoro di pulizia e manutenzione di questi splendidi dispensatori di oro azzurro - in grado, da soli, di finire negli obiettivi delle macchine fotografiche e nei «selfie» da smartphone di migliaia di turisti affascinati - sta procedendo da ben quattro consiliature con amministrazioni che, di volta in volta, hanno raggranellato i soldini necessari per completare l'opera. Che, per ragioni di risparmio, è a mosaico non essendoci, di fatto, un piano puntuale e preciso di restyling delle tante fontane della città e delle frazioni.

Poco male visto che, dopo i ritocchi indispensabili degli anni scorsi, il Comune si è preso a cuore la questione e, un appalto alla volta, sta cercando di completare il restauro delle novanta «statue ad acqua» che rendono preziose le nostre piazze e le nostre vie storiche. Non a caso sono tornati a splendere, tra gli altri, i manufatti di piazzetta Sant'Osvaldo, Due Spine in Santa Maria e in corso Bettini.