Mikhailo Fedorov – il popolarissimo ex ministro della difesa ucraino per il quale era scesa in piazza la gente di Kyiv quando a luglio Zelensky decise di sostituirlo - svolgerà un ruolo di advisor del ministro della Difesa italiano Guido Crosetto, all’interno di una partnership strategica tra Roma e Kyiv che serve a convogliare nella Difesa italiana l’incredibile know how sviluppato dagli ucraini sulle nuove tecnologie belliche. Anche per integrare sempre di più le capacità di Kyiv dentro la difesa di paesi Nato. Fedorov – che avrebbe rifiutato analoghe proposte da inglesi e americani - spiega la cosa in questo modo: “Aiuterò l'Italia a sviluppare le tecnologie della guerra moderna, a migliorare il settore della difesa e adattarsi alle nuove sfide nel campo della sicurezza che il mondo si trova ad affrontare”. Ieri ha incontrato Crosetto, e forse il senso politico di questa collaborazione è importante non meno di quello militare. Tra i due il rapporto è sempre stato molto buono, Crosetto è uno dei ponti principali tra Roma e Kyiv, in un centrodestra italiano in cui la tentazione filorussa è molto forte, sia dentro la coalizione sia fuori. Da questo punto di vista, spiega una fonte, le ali rappresentate da Matteo Salvini (dentro) e Roberto Vannacci (fuori) non erano esattamente entusiaste di questa iniziativa. Loro vorrebbero anzi raffreddare (se non sterilizzare) gli aiuti all’Ucraina che l’Italia starebbe per rifinanziare, compresi quelli più strettamente militari. A Kyiv invece non è un segreto per nessuno che l’Italia, pur dando meno armi di Francia e Germania, qualcosa di importante ha comunque dato (batterie anti-aeree SAMP/T, radar e missili Aster 30). Come che sia, evidentemente Crosetto non si è fatto fermare da queste diatribe interne, né la premier Giorgia Meloni ha voluto fermarlo. Anche se, va detto, il ministro italiano vede questo rapporto con Fedorov come essenzialmente militare, un mezzo per migliorare la nostra difesa, tenendola agganciata ai principali processi di integrazione militare occidentali nell’ambito dell’Alleanza atlantica: “Oggi non basta più la semplice conoscenza delle nuove tecnologie: è essenziale la capacità di adeguare i processi organizzativi, trasformando rapidamente la sperimentazione in soluzioni operative utilizzabili su larga scala”. Fedorov è senza dubbio, in questo momento, uno dei pezzi grossi sulla scena globale nel ramo delle nuove tecnologie applicate alla difesa. Tutti lo vogliono, anche gli americani. Incassare un rapporto formale con lui è certamente un successo. Anche se un rapporto con Fedorov non è una cosa neutra. Intanto, perché rispetto a Volodymir Zelensky rappresenta certamente una polarità autonoma, nelle dinamiche politiche interne ucraine.