Negli Stati Uniti, negli ultimi anni, decine di startup hanno iniziato a focalizzarsi sulla menopausa, quasi tutte a partire da una stessa constatazione: le donne che attraversano questa fase della vita non si sentono ascoltate né comprese a sufficienza, e i medici che dovrebbero seguirle spesso non hanno una preparazione adeguata sul tema. Dietro questo vuoto si nasconde un problema più ampio, che riguarda l'intero percorso sanitario femminile, non solo nel Nordamerica, frammentato tra specialisti diversi.
«Abbiamo stimato che circa 2,5 milioni di donne, solo nell'area di cui ci occupiamo, avrebbero bisogno di più attenzioni in questo momento della vita», racconta Erika Vial Monteverdi, Vice President della divisione Women's Service di Sutter Health, una grande organizzazione sanitaria californiana che con oltre 60mila dipendenti gestisce una rete di ospedali, cliniche e servizi medici. «La salute cardiovascolare, la densità ossea, la salute mentale e la nutrizione delle donne in menopausa, oltre agli aspetti ormonali, sono aree che oggi vengono seguite da medici scollegati tra loro, mentre dovrebbero rientrare in un unico percorso di cura coordinato».
Cresciuta in California da genitori italiani, in una casa dove l'inglese era considerato tassativamente come seconda lingua (al punto da farle studiare letteratura italiana già a dieci anni), Monteverdi ha costruito una carriera che ha come peculiarità un percorso ben poco lineare. Dopo la laurea in economia, ha seguito da vicino la nascita dell'ecommerce in Silicon Valley, per poi scegliere, controcorrente rispetto al proprio ambiente professionale statunitense, di seguire un Master in Business Administration (MBA) alla Scuola di Direzione Aziendale della Bocconi a Milano, in un gruppo di sessanta studenti provenienti da tutto il mondo. «Studiare i business case con differenti culture in aula offre una prospettiva che difficilmente si può ottenere diversamente», racconta Monteverdi. «Non solo sui contenuti, ma anche sulle modalità di ragionamento proprie di persone provenienti da contesti profondamente diversi». Da lì è arrivata dapprima al mondo della consulenza, in particolare in Kearney, dove a soli 24 anni si è trovata a interloquire direttamente con i vertici di grandi gruppi industriali internazionali e italiani, tra cui Fiat.






