TRENTO. Un Icef che rischia di fotografare sempre meno fedelmente la condizione economica delle famiglie trentine e di distribuire in modo meno equo i sostegni pubblici. È il giudizio di Cgil, Cisl e Uil sulle modifiche all’indicatore introdotte dalla Giunta provinciale e approvate ieri dalla Quarta commissione del Consiglio provinciale. Per i sindacati, il nuovo intervento non corregge le distorsioni emerse con la revisione dello scorso anno e, in alcuni casi, potrebbe accentuarle.

Il primo punto riguarda il lavoro dipendente e, in particolare, quello femminile. La Giunta ha portato da 5 mila a 6 mila euro la deduzione prevista per i redditi da lavoro dipendente. Una misura che, secondo le tre confederazioni, non avrebbe però gli effetti auspicati sul fronte dell’occupazione femminile. Il motivo è legato alla distribuzione dei redditi: su circa 85 mila lavoratrici dipendenti trentine, tra operaie e impiegate, circa 70 mila avrebbero un reddito annuo inferiore ai 18 mila euro. La nuova deduzione, sostengono Cgil, Cisl e Uil, produrrebbe invece vantaggi soprattutto oltre i 25 mila euro.

Ne deriva, secondo la lettura dei sindacati, che a beneficiare maggiormente dello «sconto» sarebbero soprattutto i lavoratori uomini e le famiglie monoreddito. Una conseguenza che le organizzazioni ritengono difficile da conciliare con l’obiettivo dichiarato di sostenere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro.