ROMA – Oltre 1,2 milioni di rifugiati Rohingya rimangono in campi sovraffollati in Bangladesh, affrontando una triplice crisi: la riduzione degli aiuti, l'assenza di una via di ritorno sicura e una generazione che cresce con poche speranze per il futuro. Ricordiamo che i Rohingya sono un gruppo etnico di religione musulmana, originario dello Stato di Rakhine, in Myanmar (ex Birmania), cacciati dalla giunta militare al potere dopo il colpo di Stato del 1° febbraio 2021. Sono unanimemente considerati la minoranza più perseguitata al mondo.
Il bisogno urgente di vivere con dignità. Dunque, mentre la crisi degli sfollati Rohingya entra nel suo decimo anno, corrono contemporaneamente il rischio di essere dimenticati dal resto del mondo. Islamic Relief chiede una soluzione duratura che migliori i bisogni umanitari immediati, consenta alle persone di vivere con dignità e crei le condizioni per un ritorno volontario, sicuro, dignitoso e sostenibile.
Ormai si può garantire solo l'assistenza di base salvavita. Gli operatori umanitari di Islamic Relief riferiscono che la carenza di fondi è ormai così grave che è possibile garantire solo l'assistenza di base salvavita, e i tassi di malnutrizione tra i bambini sono in aumento. A Cox's Bazar, il più grande insediamento di rifugiati al mondo, le recenti e devastanti inondazioni monsoniche hanno distrutto molti rifugi e oltre il 50% di essi necessita ora di riparazioni, ma i fondi per la riparazione e la ricostruzione sono scarsi. Circa il 97% della popolazione vive ancora in alloggi temporanei costruiti con materiali come bambù e teloni di plastica.













