Accademici, scienziati, leader religiosi, premi Nobel, parlamentari, lavoratori del settore medico-sanitario, oltre che comuni cittadini (più di un milione in tutto il mondo): sono alcune delle “categorie” che in questi anni hanno espresso formalmente il loro sostegno all’iniziativa per un Trattato internazionale di Non-Proliferazione dei combustibili fossili, il Fossil fuel Treaty.

Su questo blog ho parlato del Treaty altre volte. L’iniziativa conta sul sostegno, è bene ricordarlo, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, del Parlamento Ue e di fatto del Vaticano attraverso il Movimento Laudato Si’. Si è affermata in pochi anni come uno degli strumenti potenzialmente più efficaci per provare a frenare il collasso climatico che ci è scoppiato in faccia (non è che se ne vedano molti altri in giro, tra l’altro…). A oggi vede 18 Paesi impegnati ufficialmente in un percorso negoziale che mira a metterne a punto i meccanismi, in particolare finanziari e legali.

Il Treaty ha attivato un gruppo di lavoro legale globale, grazie al quale di recente ha pubblicato una serie di documenti informativi che delineano la possibile struttura giuridica del trattato (principi, impegni, quadri di riferimento). E il suo direttore, Alex Rafalowicz, è stato ospite ad agosto nientemeno che del podcast Global Insight dell’International Bar Association, la “voce globale” – come si autodefinisce – della professione legale.