C’è un indicatore che spiega meglio di molte analisi il crollo dei consensi per Donald Trump e il successo dei candidati socialisti alle primarie democratiche in vista del midterm di novembre. Mentre Wall Street corre a perdifiato, i lavoratori a cui aveva promesso reindustrializzazione e prosperità restano al palo. A mostrarlo è l’andamento della quota del reddito nazionale che finisce ai lavoratori, che negli Usa – stando ai dati del Bureau of Economic Analysis rilanciati dal Financial Times – è scesa ai minimi da oltre settant’anni. Che il trend sia quello è noto, come rilevato lo scorso anno, tra il resto, nel rapporto sulla disuguaglianza commissionato dalla presidenza sudafricana del G20 a un gruppo di esperti presieduto dal premio Nobel Joseph Stiglitz. Ma i nuovi numeri raccontano un’accelerazione senza precedenti. Che spiega, è la diagnosi del quotidiano della City, perché “gli elettori si dichiarano sempre più insoddisfatti dell’andamento dell’economia e si orientano verso posizioni politiche più populiste”.
Nel secondo trimestre 2026 gli utili ante imposte delle imprese americane hanno raggiunto, annualizzati, 4.800 miliardi di dollari. Significa che i profitti valgono ormai circa il 18% del reddito nazionale, la quota più alta dal secondo dopoguerra. Mentre la parte destinata ai dipendenti sotto forma di salari e benefit è scesa al 60%, il livello più basso dagli anni Cinquanta. “Il rovescio della medaglia è: dove va a finire quel reddito? Deve pur finire da qualche parte. E una buona parte finisce nei margini di profitto delle aziende”, commenta al Ft Abiel Reinhart, economista di JPMorgan.






