Una bicicletta, il vento in faccia e un sorriso stanco ma felicissimo: Lorenzo Cherubini è arrivato a Palermo. L’immagine ritrae Jovanotti in sella, seguito da altri ciclisti, fermo davanti al maestoso murales che domina la Cala, sulla facciata dell’Istituto Nautico "Gioeni-Trabia". L'opera, realizzata nel 2017 dagli street artist Rosk e Loste e ispirata al celebre scatto di Tony Gentile, mostra Giovanni Falcone e Paolo Borsellino intenti a sorridere complici.
Questo scatto è molto più di una foto da social: è una cartolina dell’anima. Vedere Jovanotti pedalare fin sotto quel murales significa intrecciare il battito di un artista controcorrente con il cuore pulsante della Sicilia. In quell’immagine c’è il sudore di chi ha attraversato l'Italia intera a colpi di pedale, c’è la meraviglia di chi si è lasciato conquistare dai colori, dagli odori intensi, dalle granite e dai fichi d'india di una terra accogliente, ma c’è soprattutto il profondo rispetto per la sua storia.
Per Lorenzo non si tratta di una tappa formale, ma di un legame viscerale. Nel maggio del 1992, travolto dal dolore per la strage di Capaci, scrisse di getto Cuore, un brano potente sulla lotta alla mafia. Scelse di non inserirlo in nessun album, di non commercializzarlo, regalando quel grido puro solo all’airplay radiofonico per trasformarlo in memoria collettiva. Per Cherubini, Falcone e Borsellino sono "santi laici", uomini che hanno interpretato in modo eroico il proprio dovere senza mai voler fare gli eroi.











