Prima l’acqua lanciata contro un poliziotto, poi un pezzo di bastone utilizzato contro il personale, quindi uno schiaffo sferrato attraverso il cancello della cella. Eppure, nonostante questa sequenza di comportamenti aggressivi, il detenuto è stato fatto uscire dalla cella per effettuare un controllo glicemico. E pochi istanti dopo, un agente della polizia penitenziaria è finito al Pronto soccorso con un trauma al braccio e al polso e una prognosi iniziale di sette giorni. È la sintesi di quanto accaduto ieri, mercoledì, nella sezione B della Casa Circondariale di Uta, in una vicenda sulla quale il sindacato autonomo polizia penitenziaria (Sappe) chiede ora di fare piena luce, soprattutto sulle decisioni assunte nella gestione del detenuto e sulle misure di sicurezza adottate prima dell’apertura della cella.
Un quadro di evidente tensione e di manifesta aggressività, che secondo il Sappe avrebbe dovuto imporre una particolare attenzione nella gestione delle fasi successive: la ricostruzione del sindacato parte proprio dagli episodi verificatisi prima dell’aggressione. Il detenuto avrebbe dapprima lanciato una secchiata d’acqua contro un agente e successivamente impugnato un pezzo di bastone, utilizzandolo contro il personale. Nel tentativo di riportarlo alla calma e di instaurare un dialogo, un poliziotto sarebbe rimasto all’esterno della cella, ma il detenuto lo avrebbe raggiunto con uno schiaffo attraverso il cancello. Intorno alle 18, invece, sarebbe stata disposta l’apertura della cella per consentire al detenuto di sottoporsi al controllo glicemico. Una volta aperto il cancello, il detenuto avrebbe spinto con violenza l’agente contro il varco, causandogli un serio trauma al braccio e al polso. Il poliziotto è stato accompagnato al Pronto soccorso, dove gli è stato immobilizzato l’arto e gli sono stati prescritti dieci giorni di prognosi.








