«Il detenuto, da tempo assegnato al reparto ospedaliero per le proprie condizioni di salute, dopo essersi barricato all’interno della camera detentiva avrebbe chiuso il blindo della cella e tentato di sigillare le aperture, creando di fatto un ambiente saturo di fumo e gas di combustione, assimilabile a una vera e propria "camera a gas"».

Questa la ricostruzione del sindacato Uil FP Polizia Penitenziaria di Sassari dei drammatici momenti vissuti nella notte tra giovedì e venerdì nel carcere di Bancali, dove un detenuto sardo è deceduto a causa di un incendio da lui stesso appiccato.

L’uomo, afferma il sindacato in una nota, avrebbe dato fuoco «agli arredi e al letto, alimentando rapidamente le fiamme e rendendo l'intera cella estremamente pericolosa e praticamente inaccessibile».

La ricostruzione prosegue: «Nonostante le proibitive condizioni operative, il personale di Polizia Penitenziaria è intervenuto con assoluta tempestività, mettendo a repentaglio la propria incolumità nel disperato tentativo di domare l'incendio e portare in salvo il detenuto. Gli agenti hanno cercato ripetutamente di raggiungere l'uomo, il quale, nel frattempo, si era ulteriormente barricato all'interno del locale bagno della cella. Le alte temperature, il denso fumo e le fiamme che avevano ormai avvolto l'ambiente hanno però ostacolato in maniera determinante le operazioni di soccorso, rendendo estremamente difficoltoso ogni tentativo di salvataggio. Solo dopo essere riusciti ad accedere ai locali interessati dall'incendio, gli operatori hanno rinvenuto il detenuto le cui condizioni sono apparse gravi fin da subito e deceduto successivamente nonostante l’intervento del personale sanitario del 118, intervenuto assieme ai vigili del fuoco, presumibilmente a causa delle esalazioni sprigionate dal rogo e delle ustioni riportate. Nel corso delle operazioni di soccorso, diversi appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria sono rimasti intossicati dai fumi sprigionati dall'incendio, mentre un paio hanno riportato lievi ustioni».