La notizia della chiusura del canale Rai Scuola (dal 1° ottobre non sarà più offerto sul digitale terrestre) è sintomatica di quel deficit della politica culturale e mediale italiana che da decenni segnalo – anzi denuncio – nella mia attività di ricercatore specializzato, anche come Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale IsICult: la decisione Rai è stata criticata da molti (ci sono già petizioni con decine di migliaia di firme, oltre 80mila su Change.org nell’arco di pochi giorni), mentre alcuni hanno commentato che si tratta in fondo di un canale che si è caratterizzato per audience da nanoshare (il che è oggettivamente vero, poche decine di migliaia di spettatori nel minuto medio), e quindi non se ne deve piangere granché la perdita…
Ma in verità quel che è sempre mancato ad un canale come Rai Scuola è un collegamento organico con il sistema scolastico nazionale, che pure di tanta “educazione digitale” avrebbe necessità. Non è mai stato sviluppato un “sistema integrato” (una struttura stabile e permanente) di comunicazione e interazione tra il servizio pubblico televisivo e i dicasteri competenti, in primis quello che dal Governo Meloni si chiama Ministero dell’Istruzione e del Merito, e anche il Ministero dell’Università e della Ricerca…











