Due settimane dopo la bomba esplosa fuori dalla casa del giornalista, Lavitola era in Zimbabwe per una battuta di caccia di lusso. Un viaggio che potrebbe essere legato ai suoi interessi economici in Africa
Carcasse di leoni ed elefanti, cappello da cacciatore e fucili di precisione da 100mila euro l’uno. È questo l’insolito scenario in cui è ritratto Valter Lavitola in alcuni scatti che risalgono all’inizio del novembre scorso, appena due settimane dopo l’attentato compiuto ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci. Mentre le indagini della Procura di Roma cercavano di far luce sull’autobomba collocata sotto l’abitazione del conduttore di Report, il faccendiere romano – che ha confessato di essere stato il mandante di quell’azione – si concedeva una lunga trasferta di caccia in Zimbabwe.
La battuta di caccia nel safari di lusso
A sollevare il velo su questo retroscena è stata prima la testata online MowMag, seguita da un servizio del Tg1. Le immagini diffuse dal telegiornale del servizio pubblico ritraggono Lavitola inginocchiato con fare orgoglioso accanto ad alcuni grandi mammiferi abbattuti nelle riserve africane: gnu, leoni, elefanti, leopardi, bisonti. Stando ai documenti e alle licenze di caccia visionate, il soggiorno del faccendiere romano in Zimbabwe è durato dal 1° al 20 novembre. Un’esperienza riservata a pochi, soprattutto per via del prezzo. Il costo stimato per un’attività del genere parte infatti da un minimo di 130 mila euro. Soldi che, secondo quanto scrive MowMag, arriverebbero almeno in parte dai conti della sua società Future Awaits.






