Lo scoop lo ha fatto il 7 agosto Michael Thomas, fondatore della piattaforma specializzata in inchieste riguardanti il settore energetico Cleanview: quel giorno, la newsletter veicolata via Substack si apriva con queste parole: «Amazon sta finanziando quella che potrebbe diventare la più grande centrale a gas naturale mai costruita negli Stati Uniti». Seguivano diversi dettagli riguardanti il progetto denominato “GW Ranch”, e le finalità: alimentare i sempre più energivori data center dell’azienda americana. E, ovviamente, seguiva una considerazione difficilmente smentibile: la creatura di Jeff Bezos sostiene di rimanere impegnata a raggiungere l’obiettivo di emissioni nette di carbonio pari a zero entro il 2040 nell’ambito dell'iniziativa “The Climate Pledge”, tuttavia questo impianto a gas renderebbe tali obiettivi ancora più irraggiungibili in un momento in cui le emissioni dell’azienda statunitense stanno già aumentando rapidamente.

Passati alcuni giorni, la vicenda è rimbalzata sulle principali testate americane, a cominciare dal New York Times, che in un approfondito articolo ha evidenziato che l’impianto sarà dotato di 35 turbine e che, se utilizzato a pieno regime, avrebbe l’autorizzazione per emettere fino a 33 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno, il che lo renderebbe la singola fonte di inquinamento e di gas serra più grande di tutti gli Stati Uniti (superando l’attuale primato della centrale a carbone James H. Miller Jr. in Alabama). Diverse associazioni ambientaliste statunitensi sono intervenute per evidenziare tutte le criticità insite in un simile progetto, ma né dai vertici di Amazon né da quelli istituzionali americani sono arrivate parole che smentissero questa operazione deleteria dal punto di vista della lotta ai cambiamenti climatici.