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Il Batman di Pomezia o un comune mortale che risponde al telefono mentre si trova in bagno e sta assolvendo ai propri bisogni fisiologici? È la domanda che si è posto Gino Zavalani, che ieri mattina ha pubblicato su Esperia un video sul Savonarola de noialtri, Sigfrido Ranucci. Al centro dell'approfondimento un interrogativo legato alla ormai mitologica telefonata di Milena Gabanelli, che affidò al Censore degli anni Duemila la conduzione di Report. Partiamo dalla prima versione, messa nero su bianco nel libro "La scelta", scritto dallo stesso giornalista Rai. Un episodio accaduto sotto casa di Sigfrido, mentre lui si trovava nell'appartamento con la figlia. «Papà corri, corri, è morto! Oddio papà, ti prego, corri. Mi precipito fuori dal cancello e trovo mia figlia piegata su se stessa, con le mani sugli occhi. A sinistra una Kawasaki 750 schiantata sul muro di cinta del vicino. Tutto intorno un capannello di persone intimorite che si apre alla spicciolata al mio passaggio». Manco fosse Mosè sul Mar Rosso. «In una pozza di sangue il motociclista ha l'arteria femorale recisa». Così il prode Sigfrido si piega e tenta di legare la gamba all'altezza dell'inguine e "attraverso la fessura della visiera legge nei suoi occhi azzurri il dolore ed il terrore". Il racconto si fa denso di suspence. «Intorno a lui si è fatto il vuoto. Si avvicina il proprietario della moto e cerca di portarla via. Lui lo stoppa con un urlo, quello si raggela, si volta verso di lui e senza assicurazione cerca di giustificarsi». Nel frattempo arriva l'ambulanza, lo portano via. Ranucci si trova accanto a sua figlia quando, ancora tutto sporco di sangue, squilla il telefono. È Milena Gabanelli: «Ciao caro, domani vieni in redazione presto perché devo parlarti». Da lì a breve passerà il testimone di Report.