"Potrebbe essere la mia ultima uscita come conduttore di Report”. Così Sigfrido Ranucci, sul palco di Favignana - ospite della rassegna "Odisee di ieri e di oggi” - ha commentato "l'attesa di una decisione” che a Roma sembra ormai imminente: "Una decisione che ha una chiara matrice politica, ma io resisto fino all’ultimo". All’interno della Rai, la partita si gioca su due tavoli: da un lato la ricollocazione del giornalista, che come capo autore del programma è anche vicedirettore ad personam dell'Approfondimento e a cui verrebbe offerto un incarico - forse uno solo, forse un ventaglio di tre opzioni - che eviti il rischio di una causa per demansionamento, con Tg3 e Rainews tra le ipotesi più solide. Dall'altro la successione alla guida di Report, per cui secondo Ansa prende sempre più corpo una soluzione interna alla squadra: circolano i nomi di Giorgio Mottola, Giulio Valesini e Giulia Innocenzi, mentre sembrano tramontate le candidature di Sabrina Giannini, Riccardo Iacona - già al lavoro su Presadiretta - e di Massimo Giletti, Federico Ruffo o Peter Gomez, tutti impegnati con i propri programmi. Gli inviati della trasmissione hanno fatto sapere, in un documento diffuso alla stampa, di considerare "ostile" qualsiasi scelta che porti un conduttore esterno: "È ormai evidente come l'annunciata rimozione di Sigfrido Ranucci dalla conduzione di Report abbia a che fare solo in parte con la vicenda Lavitola e che segua in realtà un preciso disegno politico”. Ranucci, sui social, ha rilanciato le parole del presidente della commissione Cultura della Camera Federico Mollicone, che si complimentava con i giornali del gruppo Angelucci per gli oltre 2.800 articoli pubblicati contro di lui negli ultimi due mesi.Mentre a Roma si definiva il suo destino professionale, a Rebibbia si è chiusa una giornata cruciale per la ricostruzione dell'attentato che Ranucci ha subito lo scorso ottobre. Pellegrino D'Avino e Antonio Passariello, i due uomini accusati di aver materialmente piazzato l'esplosivo sotto l'auto del giornalista, sono stati interrogati per dieci ore dal pubblico ministero Edoardo De Santis. Secondo i loro difensori, Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri, i due hanno confermato di aver agito su indicazione di Gomes Clesio Tavares, l'uomo di fiducia di Valter Lavitola, sostenendo di non aver mai avuto contatti diretti né con Lavitola né con Ranucci: "Hanno confermato che non volevano far male a nessuno e che non conoscevano Ranucci, né Lavitola”.La versione dei due, pagati tremila euro per l'incarico, è che Tavares li avesse rassicurati sulla natura innocua dell'operazione: una messa in scena organizzata all'insaputa della vittima, non un vero attentato. "Per noi Sigfrido Ranucci è parte offesa", avrebbe ribadito - stando al Corriere - l'avvocato Pagliarulo, spiegando che nel corso dell'interrogatorio non sono state poste domande sul conduttore e che spetterà alla magistratura accertare se Ranucci fosse o meno consapevole di quanto stava per accadergli. I legali punterebbero ora a una richiesta di attenuazione della misura cautelare, se non a una revoca, sostenendo che l'aggravante mafiosa contestata inizialmente sia già venuta meno. Non escludono, per il proseguimento del procedimento, il ricorso al rito abbreviato.Nella stessa serata, dal Camerun, si è fatto sentire anche Tavares, che in un'intervista al Tg1 ha respinto l'idea di essere un latitante: "Sono certo che sarò un uomo libero, solo il tempo di verificare che non c'entro niente in tante cose. Il reporter non l'ho mai conosciuto. Non è oggi, non è domani, ma torno a breve. Io torno, questa è una certezza”. Ha aggiunto di non voler commentare la posizione di Lavitola (“ognuno è responsabile di quello che fa e quello che dice”) per poi rivolgersi direttamente a lui con un messaggio di incoraggiamento: "Fatti forza ed esci dalla galera”. Sul tema giudiziario resta fissata per il 7 settembre l'udienza al Riesame in cui Lavitola dovrebbe fornire la propria versione, diversa da quella emersa finora: secondo quanto ricostruito, il faccendiere avrebbe sostenuto che il mandato fosse solo quello di sparare alcuni colpi in aria, non di piazzare un ordigno esplosivo.