Un uomo è indagato per l'omicidio di Noemi Impellizzeri, la donna di 33 anni trovata morta impiccata lo scorso 23 agosto nella sua casa a Riposto (Catania) dove era anche divampato un incendio. L'indagato, sposato e con due figli, è l'amico - lui nega di essere il fidanzato - che sarebbe andato in casa della donna trovandola morta e invece di chiamare subito le forze dell'ordine - racconta - avrebbe telefonato a tutti i parenti senza ottenere risposta. Poi a tarda notte sarebbe stato richiamato dalla madre della vittima e insieme sarebbero tornati nella casa dove già si trovavano i vigili del fuoco. Dichiarazioni poco credibili per la Procura catanese che lo ha indagato «come atto dovuto per compiere accertamenti irripetibili da eseguire» considerato che dall'autopsia «non è emersa un'indicazione univoca ma aperta a più soluzioni».
Gli inquirenti hanno sequestrato il telefonino dell'uomo, importante anche per ricostruire il racconto da lui fatto: la notte di venerdì, secondo quanto ha dichiarato, Noemi l'avrebbe contattato manifestandogli l'intenzione di suicidarsi e mostrandogli pure la corda con cui si sarebbe impiccata e dicendogli che su YouTube avrebbe visto come fare il nodo. Ma lui non le ha creduto. Il giorno dopo l'indagato avrebbe mandato alla donna diversi messaggi senza ottenere risposta fino a quando - racconta agli inquirenti - è andato alle 2 di notte a casa della donna scoprendo che si era impiccata.











