Scienza e Tecnologia
Venerdì 28 Agosto 2026
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Non è ancora scongiurato il pericolo di una nuova inondazione per la popolazione dell'area tra Nepal e Tibet sopravvissuta al crollo dell'enorme massa di ghiaccio , fango e detriti, precipitata da una quota di 5.000 metri a valle , che ha fatto centinaia di vittime. Lo indica la climatologa del Consiglio Nazionale delle Ricerche Marina Baldi, che attribuisce lo scioglimento dei ghiacciai, di cui una parte è crollata improvvisamente , al cambiamento climatico.
"Il distacco del ghiaccio - osserva Baldi - è senz'altro stato causato dal riscaldamento globale . Le immagini scattate dai satelliti dell'Earth Observing System (Eos) della Nasa, prima e dopo l'evento, mostrano che è venuta a mancare una parte del ghiacciaio: non fanno però capire ancora il volume totale rimasto. Previsioni su quando ci potrebbe essere il nuovo crollo, e sulla sua intensità non possono perciò essere formulate". Il fenomeno, secondo Baldi, potrebbe ripetersi se dovesse cederne anche la restante parte: i rischi per la popolazione sopravvissuta, quindi, sono tuttora persistenti. La climatologa ricorda che fenomeni simili , anche se di intensità minore, erano stati registrati più volte nel Sud-Est dell'Asia e sulle Alpi Svizzere , dove "il sito di informazioni di geofisica del Paese ricorda che masse di ghiaccio erano venute giù con masse enormi di detriti". Baldi sostiene inoltre che il fenomeno che si è verificato tra Nepal e Tibet può essere classificato come alluvione, purché se ne sottolineino i concomitanti eventi: si tratta della fusione del ghiaccio e della frana con il crollo dei detriti , mentre la scossa di terremoto è stata determinata dal crollo del ghiacciaio e quindi ininfluente nella formazione della gigantesca frana.










