Tra le antiche fonti agiografiche a lui dedicate nel corso del XIII secolo, la Leggenda dei tre compagni è quella che – più di altre – descrive con insolita efficacia le abitudini giovanili di Francesco e la sua maturazione interiore, ottenuta attraverso una dura lotta con sé stesso.

Ci fa sapere, infatti, come il figlio di Pietro di Bernardone, mentre si trovava ancora nel pieno di una fase intermedia del proprio processo di conversione, si recasse in altre città dove, sconosciuto a tutti, scambiava le sue ricche vesti con i cenci di qualche mendicante e per qualche ora si poneva dall’altra parte della barricata: provava cioè, sulla propria pelle, cosa volesse dire stare in un angolo della strada e tendere la mano ai passanti, chiedendo l’elemosina per amore di Dio.

In questo modo, mantenendo l’incognito lontano da sguardi indiscreti, poteva sperimentare in prima persona la vergogna, l’angoscia di non avere di che sfamarsi, ed entrare in contatto in maniera più viva e diretta con coloro che – fino ad allora – erano stati oggetto della sua benevolenza.

Ed è ancora la Leggenda dei tre compagni a consegnarci, prima e meglio di altre fonti che poi ne riprenderanno il racconto, un momento nel quale Francesco si trovò a fare i conti con sé stesso e con le proprie paure.