Condannato per genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità, il “macellaio di Srebrenica” è morto all’Aia a 84 anni. La carneficina serbo-bosniaca porta la sua impronta indelebile. Eppure c’era chi lo considerava ancora un “patriota”Prima ancora del volto, fu la voce di Ratko Mladic che entrò tuonando nel libro nero della Storia, nel maggio del 1992. Era la registrazione captata dai servizi di intelligence degli ordini che il comandante dell’esercito serbo-bosniaco dava ai suoi artiglieri. Incitava a riversare su alcuni quartieri popolati di musulmani di Sarajevo, come Velesici e Pofalici, una intensa scarica di bombe. Piano di sterminio L’orrore supplementare era contenuto nell’obiettivo dichiarato: «Da im razvucemo pamet»Gigi RivaÈ stato direttore del Giornale di Vicenza dal 2001 al 2002 e caporedattore centrale del settimanale L'Espresso dal 2012 al 2016. È stato a lungo inviato speciale nell'ex Jugoslavia e in Medioriente rispettivamente per il Giorno e L'Espresso. Ha lavorato anche al Giornale di Bergamo, Gazzettino, e D - la Repubblica delle donne. Ha pubblicato diversi libri tra cui Ingordigia, vita morte e truffe del broker dei vip (Mondadori). Il suo ultimo libro è C’era l’amore a Sarajevo (Mondadori).
Il mondo non piange Ratko Mladic, lui si credeva un dio sterminatore
Condannato per genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità, il “macellaio” è morto all’Aia a 84 anni. La carneficina serbo-bosniaca porta la sua impronta. Eppure c’è chi lo considera ancora un “patriota”










