Secondo alcuni studi, mangiare da soli è associato a una maggiore presenza di sintomi depressivi e, in certi casi, a peggioramento di demenze. Ovviamente, in molti casi si tratta più che altro di un’interazione tra diversi fattori e molto dipende anche da chi abbiamo seduto accanto a tavola.

Con l’aumento delle famiglie composte da una sola persona, cresce anche l’attenzione della ricerca verso le possibili conseguenze dell’isolamento sociale sulla salute. Vivere da soli, però, non significa necessariamente sentirsi soli: a fare la differenza possono essere anche le abitudini quotidiane e il modo in cui si trascorre il proprio tempo. Tra queste c’è un gesto apparentemente banale, quello di sedersi a tavola. Diversi studi hanno infatti osservato un’associazione tra il mangiare abitualmente da soli e una maggiore presenza di sintomi depressivi, mentre altre ricerche hanno iniziato a indagare il possibile legame tra convivialità, interazioni sociali e salute del cervello. A riaccendere l’attenzione sul tema è uno studio molto recente pubblicato a fine luglio, condotto su 23.066 adulti della Corea del Sud. I ricercatori hanno analizzato il rapporto tra vivere soli, mangiare soli e sintomi depressivi, rilevando che questi ultimi erano presenti nel 10,6% delle persone che vivevano sole, contro il 4,7% di quelle che vivevano con altri. L’associazione complessiva tra mangiare da soli e sintomi depressivi è risultata quindi significativa. Si tratta però di uno studio trasversale: i risultati mostrano un’associazione, non dimostrano che mangiare da soli provochi automaticamente depressione; tuttavia, le ricerche sull’argomento sono diverse e negli ultimi anni hanno dimostrato anche come mangiare in compagnia ridurrebbe il rischio di demenza.