Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiIn ritardo ma anche l’Unione europea si sta muovendo nel campo dell’intelligenza artificiale e non solo dal punto di vista normativo – è stata la prima ad aver messo delle regole – ma anche nella produzione. La Commissione europea ha affidato al consorzio Europa lo sviluppo di un modello di intelligenza artificiale open source guidata dall’italiana Domyn. Durante il panel L’Europa della competitività al tempo dell’intelligenza artificiale al Meeting di Rimini, si è dunque discusso di come l’Ue possa recuperare il terreno perso nei confronti della Cina e degli Stati Uniti.
Meno giovani ma di maggiore qualità
Uno degli aspetti chiave è la bassa natalità in Ue, parliamo di 1,4 figli per donna.
Francesco Billari, rettore dell’università Bocconi: «Come facciamo avendo pochi giovani e molte persone stagionate a rispondere alla competitività?».
Anche l’Istat ha evidenziato in uno dei suoi ultimi rapporti come l’innovazione in un’azienda è legata all’ingresso di persone giovani: più la componente anziana è maggiore, minore è l’innovazione. E dunque che fare? Secondo Billari bisogna puntare sull’istruzione. «I giovani europei per il 44% hanno un titolo di istruzione universitaria, non sono mai stati così istruiti», ma se si considerano i ventiquattrenni cinesi «il 70% sono laureati, al pari dei coreani, e i Giapponesi poco sotto». Questi Paesi stanno rispondendo all’avere pochi giovani investendo molto sull’istruzione. L’Ue no. «Per competere però nel mondo dell’IA dobbiamo investire nell’intelligenza artificiale mettendoci insieme a livello Ue per estrarre la competitività».






