L’oro rimbalza sopra 4.600 dollari l’oncia, mentre persistono i timori di svalutazione del dollaro e l’attenzione si è già spostata sulle dichiarazioni molto attese il 28 agosto del presidente della Fed, Kevin Warsh, al Simposio sulla politica economica di Jackson Hole.
L’oro spot sale dello 0,24% a 4.602,83 dollari l’oncia, dopo aver rivisto nell’intraday il massimo di metà maggio a 4.643,11 dollari l’oncia.
Anche il future sul metallo giallo cresce dello 0,05% a 4.655,81 dollari. nella seduta precedente il lingotto ha interrotto una serie positiva di cinque sedute consecutive dopo che i dati macro hanno mostrato che l'inflazione statunitense rimane ben al di sopra dell'obiettivo della Fed, aumentando le prospettive di un rialzo dei tassi di interesse.
Cosa sostiene l’oro Gli sforzi per contenere il costo dell'enorme debito pubblico degli Stati Uniti hanno riacceso l'interesse per la cosiddetta debasement trade, la strategia che aveva contribuito ad alimentare il rally record dell'oro nel 2025, quando gli investitori acquistavano il metallo come strumento di copertura per proteggersi da deficit di bilancio fuori controllo e da un dollaro più debole.
«La narrativa sulla svalutazione del dollaro, insieme alle preoccupazioni per il deficit di bilancio statunitense, continua a sostenere l’oro nel medio termine», afferma Kelvin Wong, senior market analyst di Oanda.







