Si è spenta a Tokyo all'età di 97 anni l'artista giapponese tra le più influenti della contemporaneità. Dalle battaglie nell'avanguardia newyorkese all'affermazione globale con le grandi maison: il ritratto di una creatrice straordinaria
A 10 anni combatteva contro allucinazioni che le mostravano fiori parlanti; a 90 firmava le vetrine globali di Louis Vuitton e riempiva i musei di tutto il pianeta. La morte di Yayoi Kusama a 97 anni chiude una vita spesa a tradurre l’angoscia interiore in arte. Con il suo iconico caschetto rosso fuoco e i suoi abiti coordinati alle opere, l’artista giapponese ha saputo trasformare la propria ricerca visiva in un linguaggio universale, capace di conquistare tanto i grandi musei internazionali quanto le vetrine della moda e il pubblico dei social network.
Yayoi Kusama, dalle allucinazioni infantili alla pittura salvifica
Nata a Matsumoto nel 1929 all’interno di una famiglia benestante ma soffocante, l’autrice ha vissuto un’infanzia segnata da forti tensioni. All’età di dieci anni ha iniziato a soffrire di allucinazioni visive e uditive: fiori parlanti, sagome oppressive e zucche giganti che parevano rivolgerle la parola. Per Yayoi Kusama prendere in mano i pennelli non è stato un semplice esercizio formale, bensì un’autentica necessità per difendere l’equilibrio mentale.










