La missione del direttore della Cia John Ratcliffe a Mosca appare tutt’altro che “semi-routine”. Trump punta a verificare margini di intesa con la Russia su Ucraina e Iran, tenendo basse le aspettative per trasformare eventuali progressi diplomatici in un vantaggio politico in vista delle elezioni di midterm. L’analisi di Claudio Bertolotti

La visita del direttore della Cia John Ratcliffe a Mosca è davvero, come sostiene Donald Trump, una missione di “semi-routine”? È la prima domanda che mi pongo. E la mia risposta è: improbabile.

Il Cremlino ha confermato che Ratcliffe ha incontrato i vertici dell’intelligence russa, ma non Vladimir Putin, che sarebbe stato successivamente informato dell’esito dei colloqui. È inoltre la prima visita nota di un direttore della Cia a Mosca dal viaggio di William Burns del novembre 2021. Difficile, dunque, considerarla ordinaria.

Perché allora Trump tende a ridimensionarla? Credo si tratti soprattutto di opportunità politica perché Trump non vuole trasmettere l’immagine di un presidente alla disperata ricerca di un risultato e, soprattutto, non vuole alzare le aspettative su un’iniziativa il cui esito rimane incerto. Definire la missione «semi-routine» gli consente di abbassare preventivamente l’asticella: se non accadrà nulla, non ci sarà stato alcun fallimento, se invece Ratcliffe porterà a casa qualcosa, quel risultato potrà essere presentato come un successo della Casa Bianca.