Un blitz lampo sigilla la fine della latitanza del ras del racket. Vincenzo Pagano, pezzo da novanta della camorra dell’area nord di Napoli e fratello del boss ergastolano Cesare, cofondatore della holding degli Scissionisti che nei primi anni Duemila dichiarò guerra al clan Di Lauro, è stato catturato ieri pomeriggio a Casavatore. Sulla sua testa pendeva da giugno un’ordinanza di custodia cautelare spiccata sulla scorta dell'inchiesta con cui la Dda ha fatto luce su un feroce tentativo di estorsione ai danni di due imprenditori edili. All’arrivo dei carabinieri nella palazzina di via San Pietro, il sessantaduenne ras - solo in casa al momento dell’incursione - non ha potuto far altro che porgere i polsi. Un avvertimento non bastava più. Serviva la prova di forza, il gesto plateale da consumare in piazza per piegare chi provava a opporsi alla logica del “sistema”. Un’odissea, cominciata con le intimidazioni a due fratelli costruttori e culminata con un pugno e uno sputo davanti al Municipio di Casavatore, ma che ieri pomeriggio si è chiusa definitivamente.
Villaricca, evade dai domiciliari e torna dopo un mese: «Avevo litigato con papà»Il dettaglio Sullo sfondo, un dettaglio alquanto singolare: Pagano è stato scovato all’interno di un appartamento nello stesso stabile di via San Pietro in cui, mesi prima, le due vittime erano state convocate dal coindagato Elpidio Patricelli per subire le prime minacce. Quando i militari dell'Arma hanno fatto irruzione, Pagano era da solo. Nessun margine di manovra: per il ras conosciuto con l'alias di “Sce sce” sono scattate le manette. Si chiude il cerchio attorno al commando che per mesi aveva trasformato la vita dei due imprenditori in un vicolo cieco. Un’escalation violenta iniziata a gennaio con la richiesta di «mettersi a posto con gli amici di Casavatore» e degenerata in una sequenza da film: la pretesa di un’Audi Rs3 da 80mila euro formulata in videochiamata, l’aggressione pubblica a schiaffi e calci a due passi dal Municipio e l’umiliazione finale prima di scomparire. Un assedio brutale spezzato dal coraggio delle vittime, che hanno denunciato tutto, permettendo ai carabinieri della compagnia di Casoria, titolari dell’indagine condotta sotto il coordinamento del sostituto procuratore Giuliano Caputo e dell’aggiunto Sergio Amato, di ricostruire ogni passaggio della vicenda. A fine giugno erano già finiti in carcere i presunti complici: Lino Caiazza, figlio del ras di Melito “zio Pierino”, ed Elpidio Patricelli, genero del capozona Ernesto Ferone. Adesso anche per “Sce sce” si sono aperte le porte del carcere in attesa dell'interrogatorio di garanzia davanti al gip, dove sarà assistito dal suo legale di fiducia, il penalista Gennaro Pecoraro.








