Un appostamento sotto casa, programmato per compiere una vendetta. Puoi il suono del campanello. Ma appena il portone si è aperto si è scatenato l’inferno. È lo scorso 16 giugno, corso Siracusa all’altezza del civico 171. Calci, pugni, spray al peperoncino, forbici usate come coltelli. Una spedizione punitiva in stile arancia meccanica che scuote l’intero quartiere. Il commando è composto da cinque persone: quattro uomini e una donna. Sono lì – secondo le indagini – per risolvere una questione legata a presunti debiti di droga. Dissapori, disaccordi su affari non esattamente trasparenti. Pestaggio nell’appartamento Una coppia viene pestata brutalmente. Poi, gli aggressori salgono nell’appartamento nel quale i due abitavano. Rubano un borsello, soldi e telefonini e mettendo tutto a soqquadro. Poi fuggono col favore del buio. È notte nel quartiere santa Rita e dunque più di un condomino ha sentito le urla che provenivano dall’alloggio al terzo piano e ha chiamato il 112.

L’arresto degli aggressori Nel giro di pochi minuti le pattuglie del nucleo radiomobile dei carabinieri hanno iniziato a setacciare tutta la zona in cerca della banda. Finché i militari hanno visto alcune persone nascondersi dietro i bidoni per la raccolta rifiuti, nei giardinetti vicino a piazza Omero: sono i quattro uomini e una donna che poco prima avevano aggredito e ferito la coppia. Tutti finiscono in manette, accusati di rapina aggravata in concorso. La difesa dei cinque arrestati Nei giorni scorsi la procura (pm Mario Bendoni) ha chiesto il giudizio immediato per tutti e cinque. Il tribunale lo ha disposto. Prima udienza: febbraio 2027. Si chiamano Luca Pallotta, Antonio Galard, Rayan Karymi e Naser Hasan difesi – tra gli altri – dall’avvocato Wilmer Perga, Davide Franchino e Ilaria Lampis. Una delle vittime – la donna – è stata anche sfiorata da un paio di forbici al volto. L’altro aveva un taglio sul braccio. Ma la violenza dell’aggressione è ben più ampia. Alcuni degli arrestati si sono difesi nel corso degli interrogatori cercando di ricostruire moventi alternativi, negando responsabilità. La donna, in particolare ha raccontato di aver partecipato a una festa la sera precedente all’aggressione con la coppia divenuta poi vittima delle botte. In quella casa si sarebbe consumata droga: «Hanno cercato di avere un approccio sessuale che non condividevo» ha raccontato al pm. «Ma io – ha al contempo precisato – non ho partecipato a nessuna spedizione punitiva. Sono entrata in casa quando era tutto finito». Il suo legale, Perga, ha presentato istanza di arresti domiciliari e il magistrato titolare dell’indagine ha dato parere favorevole. Gli altri quattro restano in carcere.