Javier Zanetti si schiera pubblicamente in difesa di Gianni Infantino proprio mentre la FIGC gli ritira il sostegno. Ma da dodici anni non è più soltanto una leggenda nerazzurra: è il vicepresidente dell’Inter. E con una presa di posizione presentata come personale ha finito per trascinare dentro anche il club che rappresenta.
Caro Javier Zanetti, c'è una cosa che probabilmente il mondo del calcio ha impiegato troppo tempo a spiegarti: da quando sei vicepresidente dell’Inter non puoi più parlare pubblicamente fingendo di essere soltanto Javier Zanetti. Non funziona così.
Puoi continuare a essere la bandiera del Triplete, il capitano eterno, la Legend che la FIFA invita agli eventi e coinvolge nei propri progetti. Ma sei prima di tutto il vicepresidente dell'Inter. Lo sei dal 2014. Ed è precisamente quel ruolo a dare un peso diverso a tutto ciò che dici. Per questo la scelta di schierarti apertamente in difesa di Gianni Infantino, proprio nelle ore in cui la FIGC ritira il proprio sostegno al presidente FIFA, non è semplicemente discutibile. È imbarazzante. E soprattutto mette in imbarazzo l'Inter.
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Perché possiamo raccontarci quanto vogliamo la favola della "presa di posizione personale". È una formula comodissima, buona per mettere una toppa dopo. Ma se il vicepresidente di una delle società più importanti d'Italia interviene pubblicamente su chi debba guidare la FIFA, quella voce non arriva da un ex calciatore. Arriva da un dirigente dell'Inter. Anzi, meglio, arriva dall'Inter. Altrimenti facciamo un gioco troppo facile: quando Zanetti inaugura un progetto, partecipa a un evento istituzionale o rappresenta il club nel mondo è il vicepresidente dell'Inter; quando invece prende posizione su Infantino torna improvvisamente una semplice Legend. La giacca societaria, evidentemente, si mette e si toglie a seconda della convenienza.












