La domanda mondiale di gas continua a crescere, ma soprattutto cambia la capacità del sistema di resistere alle crisi. Nel 2025 i consumi hanno raggiunto il record di 4.202 miliardi di metri cubi, 69 miliardi in più rispetto all’anno precedente (+1,7%). E quando nel 2026 la crisi dello Stretto di Hormuz ha colpito circa il 20% delle forniture mondiali di Gnl, l’impatto sui mercati è stato sensibilmente inferiore a quello della crisi energetica del 2022.

È il principale messaggio del Global Gas Report 2026, realizzato da Snam e International Gas Union (Igu), la portavoce dell’industria del gas mondiale, con membri in oltre 70 Paesi, che copre oltre il 90% del mercato in ogni segmento della filiera.

La differenza l’hanno fatta gli investimenti realizzati negli ultimi quattro anni. Diversificazione degli approvvigionamenti, nuova capacità di liquefazione e rigassificazione, stoccaggi e maggiore flessibilità negli acquisti hanno permesso al sistema di assorbire meglio lo shock. La crisi di Hormuz ha interessato volumi equivalenti a circa il 3% dell'offerta globale di gas, ma il Ttf ha superato i 60 euro per MWh, rimanendo molto lontano dai 227 euro raggiunti durante la crisi del 2022.

La tensione avrà comunque conseguenze sui fondamentali. Nel 2026 la produzione mondiale è prevista in lieve calo, di 4 miliardi di metri cubi (-0,1%), con la flessione mediorientale in larga parte compensata dall’aumento dell'offerta negli Stati Uniti e in altre regioni. Anche la domanda dovrebbe diminuire di 7 miliardi di metri cubi (-0,2%). Per entrambe sarebbe la prima contrazione dal 2022.