L'infrastruttura di base c'è ed è tra le più solide d'Europa, ma la strada per rendere il rapporto tra cittadini e Pubblica amministrazione un'esperienza priva di ostacoli è ancora in salita. È questa la fotografia in chiaroscuro dell'Italia scattata dall'eGovernment Benchmark 2026, lo studio annuale con cui la Commissione europea misura il livello di digitalizzazione dei servizi pubblici nei 27 Paesi membri. Il rapporto conferma uno scenario a due facce: se da un lato gli investimenti nell'identità digitale e nelle piattaforme abilitanti vedono l'Italia all'avanguardia su alcuni standard tecnici fondamentali, dall'altro permangono criticità nell'esperienza concreta degli utenti, dalla facilità di utilizzo all'assistenza fino alla trasparenza dei processi.
La promozione a pieni voti: la forza delle piattaforme nazionali
Il vero punto di forza del nostro Paese risiede nella categoria dei pilastri tecnologici chiave, ovvero quelle infrastrutture di sistema che permettono ai portali pubblici di funzionare in sicurezza. L'ampia penetrazione del sistema di identità digitale, guidato dall'integrazione tra Spid e Carta d'Identità Elettronica (Cie), unita alla diffusione dei sistemi unificati per i pagamenti verso la Pubblica amministrazione, colloca l'Italia ben al di sopra della media europea per quanto riguarda l'accesso sicuro e autenticato. La disponibilità di queste autostrade digitali ha permesso di superare storiche barriere d'accesso, consentendo alla quasi totalità dei servizi nazionali di livello centrale di identificare il cittadino in pochi secondi da qualsiasi dispositivo. Tuttavia, possedere le chiavi d'accesso non garantisce automaticamente che l'edificio burocratico dentro cui si entra sia facile da navigare.







