La7
“La cultura woke è una specie di gramigna che va estirpata dalla nostra società per i disastri che ha provocato“. Con queste parole il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, apre il suo intervento al Meeting di Rimini, introducendo la presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola, in un panel dedicato al futuro e ai valori fondanti dell’Unione Europea.
Tajani lancia una formula quasi matematica per rassicurare i moderati: “Come possiamo essere uniti se non ci riconosciamo tutti nella nostra identità, nelle nostre radici che sono giudaico-cristiane, legate alla cultura romana e alla cultura greca? Questa è la nostra identità. Questo non significa non essere accoglienti, anzi: più si ha un’identità forte, più si è disponibili ad accogliere”.
Nel delineare i pilastri dell’Unione, il leader di Forza Italia ribadisce che la vera cultura europea si fonda oggi su principi ben precisi, storicamente consolidati: “Certamente l’identità europea è la cultura che oggi si riconosce nell’economia sociale di mercato, nella centralità della persona, nella difesa dei valori di libertà, di solidarietà e di sussidiarietà”. Secondo Tajani, però, il modello europeo è antitetico rispetto alla “woke culture”.








