L'intelligenza artificiale ridisegna le logiche del lavoro. Ma dietro alla narrativa per cui tutti ne beneficeranno, c’è un sottobosco di ostacoli. L'impatto di questa rivoluzione nelle aziende assume contorni precisi, svelando un quadro in cui la ricerca dell'efficienza incontra resistenze strutturali. I dati della Banca centrale europea (Bce) scattano una fotografia inedita delle scrivanie europee. Come sottolineano gli economisti di Francoforte, "l'uso dell'intelligenza artificiale sul lavoro è raddoppiato negli ultimi due anni e le persone segnalano un notevole risparmio di tempo". Si profila un cambio di paradigma con ostacoli evidenti, poiché un sondaggio della Bce mostra che “i guadagni di produttività percepiti variano ampiamente e ci sono ancora barriere che impediscono a molti di adottare questa nuova tecnologia".

La penetrazione degli algoritmi negli uffici traccia una curva ascendente capace di mutare la routine di milioni di dipendenti. A spiegarlo è l’ultimo studio a cura di António Dias da Silva, Laura Lebastard e David Sondermann. Il Consumer Expectations Survey della Banca centrale europea, basato su ventimila interviste mensili in undici nazioni, certifica una transizione massiccia, in quanto l'interrogativo su "come l’AI influenzerà l'occupazione e la produttività" rappresenta "una delle domande più urgenti dato il potenziale dell’AI di alterare profondamente il modo in cui lavoriamo". Il documento ufficiale rivela una tendenza chiara e inarrestabile, sottolineando che "in soli due anni, la quota di lavoratori che usano l’AI sul lavoro è raddoppiata dal 26% degli intervistati nel 2024 al 41% nel 2025, raggiungendo il 52% nel 2026". Oggi una decisa "maggioranza dei lavoratori riferisce di usare l’AI per lavoro e, in media, la usano circa tre giorni a settimana". L'assimilazione del cambiamento segue faglie demografiche e culturali precise. Esiste un grande divario basato sui titoli di studio, con un tasso di adozione che "ha raggiunto il 61% tra le persone molto istruite, rispetto al 37% tra coloro con livelli di istruzione inferiori". L'età rappresenta un discriminante altrettanto netto, in quanto "i lavoratori più giovani hanno circa 20 punti percentuali in più di probabilità di usare l’AI rispetto ai loro colleghi più anziani". Anche il genere gioca un ruolo, sebbene secondario, visto che "gli uomini segnalano un utilizzo leggermente superiore rispetto alle donne, sebbene età e istruzione rimangano i veri motori dell'adozione". Gli esperti dell’Eurotower evidenziano un fenomeno di convergenza, notando che "in modo interessante, una volta che i lavoratori aprono la porta all’AI, la integrano nelle loro routine a tassi molto simili".