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Salvatore Riggio

La vittoria nella gara di ritorno per 5-2 (andata 1-2) contro Hapoel Beer Sheva nello spareggio ha permesso alla formazione azera, nata nel 2017 di entrare nella massima competizione continentale

La Champions League non perdona, ma premia chi sa credere nelle favole impossibili. Quella del Sabah Baku non è soltanto una qualificazione al calcio dei grandi, è un’epopea scritta col sudore e con il cuore nel cuore dell’Azerbaigian. Una storia nata appena nel 2017 e che in meno di un decennio ha trasformato un sogno d’ambizione in una trionfale realtà. Il 25 agosto 2026 rimarrà una data scolpita a fuoco nell’anima del club e nei cuori dei tifosi che hanno assistito a qualcosa di impensabile alla Bank Respublika Arena di Masazir. Un piccolo impianto da 13mila anime trasformatosi in un vulcano in eruzione per la notte più importante di sempre.

La scalata della squadra di Baku, dopo essere partita dalla seconda divisione fino a spezzare il dominio storico del Qarabag con il primo titolo nazionale e due Coppe d’Azerbaigian, ha trovato la sua consacrazione continentale al termine di un’avventura estiva al limite della pazzia. Iniziata nei primi giorni di luglio, la cavalcata è passata attraverso l’inferno di quattro turni preliminari spietati, nei quali gli azeri hanno regolato i gallesi del The New Saints, i finlandesi del KuPS e i danesi dell'Aarhus, prima dello scontro finale con l’Hapoel Beer Sheva. Ed è stato proprio contro gli israeliani, forti del 2-1 dell’andata, che il destino ha preteso il tributo più alto in termini di emozioni. Al 93’ del ritorno, sul punteggio di 2-2, il Sabah era praticamente spacciato, spinto sul baratro dell’eliminazione. Poi, nell'ultimo respiro del recupero, la fiammata d’orgoglio: la rete di Mutallimov ha fatto esplodere lo stadio portando la sfida ai supplementari e ribaltando l’inerzia emotiva del match. L’espulsione del rivale Diop al 100’ ha spianato la strada al miracolo azero, trasformato in leggenda dalle stoccate letali di Mbina e Mickels nel giro di cinque minuti. Con l’Hapoel ormai nel panico e ridotto in nove per il rosso a Peretz, il triplice fischio ha dato il via a una festa travolgente e commovente. Dopo aver assaggiato l’Europa in Conference League, il Sabah conquista per la prima volta la fase principale della Champions. Una favola moderna che dimostra come nel calcio nessun traguardo sia davvero precluso a chi possiede il coraggio di sognare senza confini.