“Forse è meglio che inizi una carriera nel pickleball. Non è troppo tardi. Potrei giocare con Jack Sock, in doppio. In questo momento qualsiasi sport sulla faccia della terra è meglio del tennis. Anche il curling“. Daniil Medvedev ci è ricascato. Durante la partita persa contro Martin Damm Jr a Winston-Salem, il russo – in uno cambio campo sul 3-2 del secondo set (con l’avversario già sopra di un break) – ha lasciato esplodere tutta la propria frustrazione, arrivando a mettere in discussione davanti al giudice di sedia la sua stessa voglia di continuare a giocare a tennis.

L’episodio è l’ultimo capitolo di una crisi che si sta trascinando da mesi e che, alla vigilia degli US Open, assume contorni sempre più preoccupanti. Medvedev aveva chiesto all’ultimo momento una wild card per Winston-Salem, torneo ATP 250 che poteva rappresentare l’occasione ideale per ritrovare ritmo e fiducia prima dell’appuntamento di New York. Il risultato, invece, è stato un’altra battuta d’arresto: 7-5 6-3 contro Damm Jr e una nuova eliminazione prematura.

Il problema, ormai, sembra andare oltre i risultati. Il russo appare in difficoltà soprattutto quando la partita entra nella fase più delicata, incapace di trovare quelle risorse mentali che negli ultimi tempi gli avevano permesso di trasformare le situazioni complicate in un terreno a lui favorevole. Prima di Cincinnati era stato lo stesso Medvedev ad ammettere di non sentirsi mentalmente pronto a sostenere l’intensità e le richieste del circuito ATP. A Winston-Salem, quelle parole sono sembrate trovare un’ulteriore conferma.