Djo arriva a Milano per la seconda data del suo tour in Italia e conferma il successo del concerto di Roma. Musica suonata bene, perfetta empatia con il pubblico, qualche frase in italiano che scalda il pubblico e la giusta durata: tutto ciò che serve per un concerto molto bello. Uno show che ci ha fatto mettere da parte Steve Harrington e soprattutto comprendere che il talento di un artista può essere in più ambiti. Sì, Djo sa suonare e cantare. Molto bene. E anche recitare, ma quella è un’altra storia
Dimentichiamoci Stranger Things. Mettiamo in un cassetto della nostra memoria le scene di Fargo, o almeno proviamoci. E concentriamoci solo sulla musica. È il mio pensiero, e forse quello di tanti altri come me al Parco della Musica di Milano martedì 25 agosto, quando Djo sale sul palco per la sua seconda data nel nostro paese. È la prima volta dell’artista americano in Italia e, anche se a Roma il successo è stato forte, l’emozione di cantare a Milano si sente molto. Lui, però, la nasconde con un ingresso impetuoso: arriva puntualissimo alle 21.40 con i musicisti della sua band che – spoiler – nel corso del concerto si riveleranno a dir poco bravissimi e perfettamente uniti alla voce di Djo.








