Strupiaus. Una parola che in sardo significa storpi, feriti, imperfetti, ma che nel parlato quotidiano può assumere un altro significato: qualcosa di sorprendente, di straordinario, capace di attirare lo sguardo. È dentro il cortocircuito innescato da questa polisemia linguistica che nasce il “Lucido Festival 2026”, tredici giorni a partire dal 28 agosto nei quali Cagliari e il suo territorio metropolitano provano a raccontarsi attraverso ciò che normalmente è relegato ai margini. Non una città patinata da cartolina, dunque, ma una città da attraversare nelle sue imperfezioni, nelle sue contraddizioni, nei suoi luoghi meno fotografati.
La parola è anche una dichiarazione poetica: se la ferita può diventare meraviglia, allora una periferia può trasformarsi in palcoscenico, un autobus in teatro, uno spazio del quotidiano in luogo della performance artistica. Così il festival, gratuito e diffuso, sceglie di portare teatro, musica, danza, laboratori, residenze e performance itineranti dove normalmente la cultura fatica ad arrivare.
Per la prima volta Lucido Festival, On the Road, Burning City e CagliariTiAmo confluiscono in un'unica esperienza, un progetto che prova a togliere il centro-città da una posizione di privilegio, costruendo una manifestazione multicentrica che attraversa allo stesso modo Giorgino e Pirri, Is Mirrionis e San Michel, Elmas e alcuni dei luoghi più riconoscibili come il T-Hotel, e spazi decisamente meno convenzionali come un mezzo della Linea 1 del CTM. Il pubblico, dunque, non viene semplicemente invitato a uno spettacolo ma a percorrere la città, cambiando insieme al luogo anche il proprio punto di vista.







